Cibo Nostrum, la festa della gastronomia mediterranea

Taormina-ALo scorso fine settimana l’ho trascorso tra Zafferana Etnea e Taormina. Il primo è un paesino di novemila abitanti che fa parte del Parco dell’Etna e Taormina…beh, la conoscete tutti…

Ad unire questi due luoghi in una lunga tavolata ideale è stata la buona cucina, protagonista per tre giorni (22, 23 e 24 maggio) di Cibo Nostrum. Questa manifestazione, giunta alla quinta edizione, è frutto dell’impegno e della volontà dell’Associazione provinciale cuochi etnei e dalla Federazione Italiana cuochi. Ma soprattutto dell’amicizia e della comunione di intenti tra due chef, Seby Sorbello e Piero D’Agostino, zafferanese il primo, di Taormina il secondo, che sono riusciti a riunire più di cento chef provenienti da tutta Italia affinché cucinassero per uno scopo benefico: raccogliere fondi da destinare alla lotta contro il Parkinson.

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Per un’intera giornata il corso principale di Taormina è diventato una grande cucina a cielo aperto ed io Alice nel pese delle meraviglie. Da una parte gli stand con le varie preparazioni e dall’altra le vetrine dei negozi allestite con pentole, mestoli, grappoli di pomodoro, spaghetti, quando non addirittura con gli chef in carne ed ossa messi in bella mostra a cucinare e impiattare.

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Il tema principale di quest’anno è stato il pesce azzurro ma vi assicuro che le preparazioni erano le più varie. La giornata è iniziata con una serie di laboratori gastronomici che mi hanno aperto nuove frontiere nella preparazione dello sgombro, pesce scelto da almeno tre chef e che io invece ultimamente ho un po’ messo da parte perché mi risulta un po’ indigesto.  Ma dopo quello che ho visto, naturalmente, dovrò fare qualche nuovo esperimento…

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Lo sgombro, dicevo. Paolo Barrale, chef una stella Michelin del Marennà a Sorbo Serpico in provincia di Avellino lo ha preparato unendo i sapori orientali della salsa ponzu dal gusto agrumato con una crema di friarielli piccanti di chiara provenienza partenopea.

Massimo Mantarro, due stelle Michelin del San Domenico di Taormina è rimasto sul territorio con “Quando lo sgombro incontra la ghiotta messinese”. Una preparazione che prende spunto da un grande classico della cucina della città dello Stretto, la ghiotta, appunto, ovvero una sorta di brodetto fatto con le parti meno nobili del pesce alle quali si uniscono patate, sedano e pomodoro che, in questo caso è stata alleggerita con tecniche di cottura diverse da quelle tradizionali. Lo sgombro, marinato prima con sale e zucchero di canna e poi con aceto di lamponi, viene cotto solo dalla parte della pelle con un cannello e poi condito con olio e sale di Maldon. Ad accompagnarlo nel piatto una maionese di patate, una di pomodoro e una di cappero, fiori di cappero e chips di patate. Giudicate voi…

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Ho assaggiato un chupito fatto con pale di fico d’india (lo sapete che in Sicilia si mangiano impanate e fritte?) e aloe vera servito con uno spiedino di gambero marinato e arancia candita; una lasagnetta vegetariana con asparagi, patchouli e scagliette di mandorle; un biscotto salato servito con melanzana alla parmigiana e ricotta; alici marinate servite su cracker salati e potrei continuare così ancora per un po’. E poi i dolci, preparati con attenzione, maestria che fossero classici della tradizione siciliana come i cannoli o dessert al piatto come una gelèe di passito con crumble di biscotti piparelli e quenelle di mandorla.

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Ma piatti a parte, che pure hanno la loro importanza, lo so, ciò che mi è piaciuto di questa manifestazione è stata l’atmosfera che si respirava dietro alle varie postazioni che hanno riunito chef stellati e non, sous chef e allievi, senza alcuna distinzione di sorta, tutti allegramente sotto il sole cocente della prima vera giornata estiva siciliana a preparare con cura ogni singolo piatto o dessert. E mi è piaciuto vedere le espressioni stupite e compiaciute dei turisti, di quelli che hanno avuto la fortuna di trovarsi lungo corso Umberto nel giorno giusto per assaggiare decine di specialità culinarie del nostro Paese e pensare come sarebbe bello se capitasse anche a me, un giorno, per caso, di imbattermi in tanti piatti ben fatti, durante uno dei miei viaggi.

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Qualche chef che sa di cosa parla, poco prima della fine della giornata clou, che è stata lunedì 23 maggio, ha paragonato Cibo Nostrum a Festa a Vico, la manifestazione organizzata in Campania da diversi anni dallo chef Gennaro Esposito. Che vi devo dire? Mi è sembrato un bel paragone e immagino che lo penserebbe anche lo chef Sorbello che in questa foto vedete in compagnia di alcune giornaliste (quella testa riccia che sbuca da dietro allo chef è solo una che mi somiglia 😉 ).

sorbello


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