Tempu ri capuna: storie di mare e di pesce

caponi - tempu ri capunaIl capone non è più uno sconosciuto. Non lo è più da un po’, a dire il vero. Ma ogni anno, dopo essere stati a Tempu ri capuna (Tempo di caponi), ne sappiamo sempre un  po’ in più. Questo pesce, che nel resto d’Italia si chiama lampuga, ormai lo conosciamo in tutte le salse. E non è un modo di dire. Perché durante questa tre giorni, che ogni anno San Vito Lo Capo (in provincia di Trapani) dedica al pesce azzurro, e che per noi è diventato un appuntamento irrinunciabile, se ne vedono di cotti e di crudi, nudi e vestiti, accoppiati e single. Questi simpatici pesciotti, come raccontano i pescatori, arrivano nel mediterraneo a luglio, quando l’acqua riscalda, e rimangono fino a dicembre. Dunque questa è la stagione perfetta per acquistarli (si possono trovare anche a 5 o 6 euro al chilo) e mangiarli. “Sono ricchi di omega 3 – ci racconta convinto uno degli anziani pescatori – ma non mi chieda di spiegarle che vuol dire. So che fa bene”. E come dargli torto?

la fila per partecipare ai laboratori del gusto

Per scoprire sempre nuove frontiere nella preparazione del capone, (ma anche della spatola e delle sarde), anche quest’anno ci siamo lanciati alla scoperta dei laboratori del gusto, gratuiti ed aperti sino ad esaurimento posti. Ad onor del vero va detto che di “laboratorio” ormai è rimasto ben poco. Qualche anno fa, gli chef si cimentavano nella preparazione dei piatti proposti (quasi) davanti al pubblico e poi si dava il via a domande e spiegazioni. Oggi, purtroppo, sono diventati poco più di una degustazione, con buona pace per quanti, come noi, fanno trenta minuti di fila all’ingresso “non solo” per mangiare. Ma non ci siamo persi d’animo e quindi ad ogni piatto degno di nota, c’era l’immancabile corsa a braccare lo chef di turno per estorcergli tutti i segreti prima che fuggisse via.

Abbiamo fatto un discreto bottino con qualche dritta sul capone in salsa di agrumi di Peppe Buffa (la cottura a bassa temperatura che a noi piace tanto dà a questo pesce una morbidezza ed una succosità divini!) o con le sarde a beccafico con salsa speziata all’arancia proposte dallo chef Giovanni Torrente (questa salsa che certamente rifaremo, ben si sposa con il pesce e immaginiamo, anche con le carni, ed è deliziosa).

E siccome di pesce azzurro non se ne ha mai abbastanza, dopo i laboratori, via ad un’altra lunga fila per accaparrarsi il proprio piatto con capone, calamari e sarde, tutti pescati, preparati e cucinati dai pescatori di San Vito che, in una della piazze del paese, hanno allestito una sorta di catena di montaggio che alla fine porta il pesce dritto dritto nella enorme padella di tre metri di diametro per essere fritto o sulle braci per essere arrostito.

Ma dicevamo dei pescatori. I pescatori di San Vito Lo Capo meritano una menzione speciale. Sono poco più di un centinaio a vivere ancora di pesca e dal più anziano che ha passato gli ottanta e non ha perso il gusto per il mare e la risata, al più giovane che si dà da fare per diventare esperto, sono tutti dei meravigliosi padroni di casa. Hanno la capacità di far sentire ben accolto ogni visitatore, sono prodighi di informazioni e di consigli. Ti fanno spazio tra le transenne perché la tua foto sia la più bella, fanno a gara per farsi immortalare, ogni tanto flirtano con qualche turista e se gli fai la domanda giusta, trovi la chiave per aprire uno scrigno ricchissimo di informazioni, racconti, aneddoti. E soprattutto si divertono. A qualunque ora del giorno, che stiano riparando le reti, impanando il pesce o friggendolo, li vedi scherzare e sorridere! Questi ragazzacci!

E a proposito di divertimento, non possiamo non raccontare dell’asta. Noi non eravamo mai stati ad un’asta del pesce prima di sabato mattina. L’asta è una delle manifestazioni di Tempuricapuna, ma chissà perché (ok, lo sappiamo perché: siamo dormiglioni!) fino ad ora ce la eravamo persa. Ma stavolta no. Puntualissimi ci siamo presentati alla pescheria di Salvatore Billeci.

L’asta in realtà è una mini asta aperta al pubblico ed il ricavato della vendita del pesce è devoluto in beneficenza. Ma ciò non toglie che sia uno spettacolo davvero molto simpatico. Salvatore Billeci sceglie il pesce, lo pesa a vista e poi dà il via alla vendita. Se solo avessimo avuto una pentola ed un fornello, non avremmo resisto alla tentazione di accaparrarci due chili di caponi, un chilo e mezzo di pesce da fare alla griglia, altrettanto da friggere e, capolavoro, quasi due chili di pesce da brodo che vederlo andar via nelle mani di un altro acquirente è stato un dolore fortissimo al cuore!

Ma abbiamo dovuto farcene una ragione e per consolarci ci siamo tuffati nel mare di San Vito, che è sempre uno dei più belli d’Italia. Ma che dico?! D’Europa!


2 thoughts on “Tempu ri capuna: storie di mare e di pesce

  1. Qui si può cucinare solo oratabranzinosalmone…Noia!
    Il pesce azzurro invece è delizioso e costa anche poco. Questo pesce però non l’ho mai visto, devo recuperarlo da qualche parte.

    • Cercalo perché è buono ed economico (in questa stagione). L’unica accortezza che bisogna avere è di cuocerlo in modo che non si secchi troppo.

Rispondi